Le Monde Diplomatique - ed. Italia - Gennaio 2007

Manaus, capitale dello stato di Amazonas in Brasile, nel cuore della foresta, è stata nel corso di alcuni decenni una città tra le più ricche al mondo. Era allora il centro dell'industria della gomma naturale. Ancor più della gomma, eldorado di breve durata, le ricchezze storiche di Manaus sono sempre state la biodiversità e l'acqua. Oggi l'acqua è stata sottratta ai suoi abitanti, inghiottita da una multinazionale, fatta sparire. La biodiversità, decisiva per l'intero pianeta, è messa a rischio, perché gli scarichi industriali e civili di una città prossima ai 2 milioni di abitanti finiscono nel fiume, con conseguenze che si possono solo immaginare. I canali su cui sorgeva l'antico Porto-di-legno, sono ormai tutti interrati o sono diventati cloache a cielo aperto. Il grande fiume, il Rio Negro, vita e orgoglio della città, è ormai un veicolo pericoloso di malattie per umani e animali. E appunto ormai dell'acqua invisibile narra un dvd realizzato da Astrid Lima e Andrea Palladino. L'acqua «appartiene» ormai, tutta o quasi a una filiale della società francese Suez che chiede molti soldi per distribuirla in estesi quartieri poveri di Manaus, molti più real di quanti una famiglia comune ne disponga («O pago la bolletta dell'acqua o compro da mangiare per i miei figli»). Di qui emerge un disastro sociale, ambientale, politico. Parlano i protagonisti dell'acqua: donne e uomini che ne mancano e spiegano come si arrangiano.
Parlano gli amministratori, i politici dell'acqua e spiegano le malversazioni, le incompetenze, gli errori, le ingenuità che hanno portato all'intollerabile risultato di morire di sete in mezzo all'acqua più dolce del mondo.
Parla, o meglio si sente l'intervento pubblico di Fernando Paraguassu emissario di Suez in Brasile, un signore di aspetto maestoso: egli spiega che Suez ha ragione, non si può fare altrimenti, lo stato deve stare ai patti, l'acqua, che beve nervosamente di continuo da calici di cristallo, è sana e arriverà, prima o poi a tutti coloro che la pagheranno. Il sapiente montaggio lascia spesso Paraguassu alla sua verità e mostra l'intervista di Braulino Lima che gestisce un sistema di pozzi («il più profondo scende a 85 metri») nell'area del ex lebbrosario di Manaus per rifornire 120 famiglie che hanno messo insieme risorse e capacità, servendosi di una pompa mossa da un motore da 5hp («Uno da 7 hp ci darebbe più acqua, ma costa troppo e farebbe saltare il contatore della luce»). Lima e Palladino, gli autori, mostrano insomma il confronto tra i due industriali dell'acqua tipici di Manaus e simpatizzano decisamente per Braulino. E noi con loro.

(E.R.)

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