Acqua, la sfida di Manaus
Il sindaco della città amazzonica boccia la multinazionale Suez: estendere nel tempo la sua concessione andrebbe contro gli interessi della popolazione, assetata e stremata da bollette sempre più alte
di Andrea Palladino
[da Aprileonline - 12 maggio 2006]
Dopo l’Argentina, anche il Brasile oppone un rifiuto netto al metodo “Suez”, che propone in tutto il mondo il modello di partenariato pubblico-privato per i beni comuni presentato dalla multinazionale francese al Forum dell’Acqua di Città del Messico.
A Manaus, capitale dello stato brasiliano di Amazonas e centro geografico del maggior bacino d’acqua dolce del mondo, dove la Suez gestisce la distribuzione idrica dal 2000, quasi 300 mila persone sono oggi senz’acqua, nessun tipo di acqua. Code che si formano nelle prime ore dell’alba davanti ai pozzi nella periferia della città amazzonica mostrano con chiarezza l’inadeguatezza della gestione privata dell’acqua potabile.
Il Sindaco di Manaus Serafim Correa, eletto da una coalizione di centrosinistra, ha costituito una commissione tecnica lo scorso anno per valutare la richiesta di rinegoziazione del contratto di concessione presentata dalla Suez. La multinazionale francese chiedeva al Municipio di Manaus di porsi come garante di ulteriori prestiti, di finanziare direttamente l’espansione della rete, in altre parole di coprire le spalle finanziariamente ad Aguas do Amazonas, l’impresa locale partecipata al 100% dal gruppo Suez.
La commissione ha presentato il 9 maggio scorso i risultati dei lavori: proposta inaccettabile, “perché va contro l’interesse pubblico della popolazione di Manaus”.
Il Municipio ha svolto un approfondito lavoro d’analisi della gestione dell’acqua, evidenziando come pochissimi parametri previsti dal contratto firmato sei anni fa siano rispettati nei fatti. La Suez ha investito pochissimo, si è indebitata oltre misura, non è stata in grado di offrire acqua di qualità a tutta la popolazione, non ha fornito praticamente nessun servizio di fognatura (solo il 7,17% della città è coperta dalla rete, contro il 31% previsto dal contratto).
L’accusa più grave riguarda però la questione degli investimenti. La Suez nella richiesta di rinegoziazione presentata al Municipio di Manaus lamentava uno stato di crisi finanziaria che rendeva rinviabile l’espansione della rete e la risoluzione del problema delle migliaia di famiglie senz’acqua. In questo senso poneva un aut-aut al potere pubblico: o ci aiutate con fondi e garanzie finanziarie, o non saremo in grado di garantire l’acqua a tutta la popolazione. La dirigenza locale della multinazionale indicava anche un cammino: dividere la città in due zone, dando acqua potabile solo nelle zone residenziali e del centro e acqua imbevibile nelle periferie. Una vera e propria apartheid sociale. Analizzando il bilancio traspare una realtà diversa: è vero che Aguas do Amazonas è fortemente indebitata, ma questi soldi li deve in buona parte ad altre imprese del gruppo Suez. In pratica gli investimenti dell’azionista, dovuti dopo essersi aggiudicata la gestione dell’acqua potabile e delle fognature, sono arrivati, sì, ma sotto forma di prestiti a tassi di mercato. La conseguenza è paradossale: la filiale locale della Suez paga alla casa madre ogni anno diversi milioni di Reali come interesse sugli investimenti ricevuti. Oggi il livello delle spese finanziarie liquide dovute per questi “prestiti” ha raggiunto il 14% delle entrate.
Nel frattempo i costi dell’acqua a Manaus sono aumentati del 113,10% in sei anni, portando la bolletta dell’acqua a livelli superiori a quelli che i romani pagano all’Acea.
Le conclusioni del Municipio sono chiare e sicuramente preoccupanti per la Suez. Non solo il potere pubblico non verrà in soccorso alla multinazionale francese, ma a partire dal prossimo mese comincerà a valutare le penali contrattuali previste per il non rispetto degli obiettivi che erano stati messi nero su bianco nel contratto di concessione. “Valuteremo tutte le penali previste – ha detto in conferenza stampa il sindaco di Manaus – e una cosa è certa: la popolazione non può più sopportare una situazione come questa”.
Una situazione molto simile ha portato, nel marzo scorso, alla rinazionalizzazione dell’acqua in Argentina, che era gestita, con risultati pessimi, dalla Suez dalla fine degli anni ’90.
*Documentarista, coautore con Astrid Lima del documentario “L’acqua invisibile” sulla privatizzazione dell’acqua in Amazzonia
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